Caccia al tesoro || Cinema Vittoria
 
 

Caccia al tesoro




Da Gio 30 Novembre 2017

Spettacoli ore: 18.30 - 20.15 - 22.00



Regia: Carlo Vanzina

Cast: Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Christiane Filangieri, Gennaro Guazzo, Francesco Di Leva


Genere: Commedia

Durata: 90



Da anni Domenico non paga l'affitto del Teatro della Speranza di Napoli di cui è capocomico, e il proprietario dello stabile ne ordina la chiusura immediata. Non solo: giunto a casa, Domenico scopre che il nipotino Antonio ha bisogno di parecchi denari per farsi "aggiustare il cuore" in una clinica americana. Che fare? Siamo a Napoli, dunque ci si rivolge San Gennaro. Domenico e sua cognata Rosetta, madre di Antonio, si recano in chiesa e pregano il santo di autorizzarli a compiere un "piccolo" furto: sottrarre alla sua mitra un gioiello che basterà a risolvere tutti i loro problemi economici. E poiché la finestra della chiesa è aperta, i due scambiano la voce di un parcheggiatore abusivo che invita un automobilista a procedere per un esplicito incoraggiamento di San Gennaro.
È solo l'inizio di una "caccia al tesoro" che coinvolgerà anche Ferdinando, marito separato e squattrinato, e suo figlio Gennarino, più due ladruncoli romani, Cesare a Claudia, anche loro ricorsi al crimine per necessità.

Caccia al tesoro prosegue il percorso, intrapreso di recente dai fratelli Vanzina con Non si ruba a casa dei ladri, di recupero e rivisitazione della commedia all'italiana, in questo caso più specificatamente napoletana, ricollegandosi fin dalla prima scena anche al teatro di tradizione partenopea. E dal punto di vista della costruzione narrativa Caccia al tesoro è riuscito: il gioco degli equivoci ha una sua grazia surreale, e funziona bene il botta e risposta fra attori di grande abilità e impeccabili tempi comici: Vincenzo Salemme e Carlo Buccirosso, nei panni di Domenico e Ferdinando, sono una coppia ormai rodata e degna del più nobile varietà, ma anche Serena Rossi, Max Tortora e il giovanissimo Gennarino Guazzo, vera scoperta del film, gestiscono bene il loro spazio e un ritmo di commedia che supera le divisioni regionali.

Caccia al tesoro ha però due problemi vistosi: il primo è "tecnico", e ha a che fare con la poca fiducia degli autori nella capacità del pubblico di capire le loro battute. Spesso infatti, dopo uno scambio verbale divertente, arrivano la sottolineatura, la spiegazione, o il "carico da novanta" di un'ulteriore battuta, più scontata e più puerile, che invece di moltiplicare l'effetto comico lo affossa. Basterebbe fermarsi un attimo prima, "in levare" (come del resto è gran parte del teatro comico napoletano), per ottenere quell'effetto valanga che è il migliore degli esiti possibili per una commedia degli equivoci.
Il secondo problema è di natura contenutistica e addirittura etica: uno dei personaggi della storia, O' Mastino (interpretato dal bravissimo Francesco Di Leva), è un camorrista che, dopo essere stato identificato dagli autori come personaggio assai temuto nel quartiere, rivela un cuore buono e un amore spassionato per i bambini. Proprio a lui spetterà dunque la risoluzione finale di tutti i problemi dei nostri eroi. Ora, ambientare un film a Napoli e identificare nella camorra i buoni e peggio ancora i salvatori delle sorti degli abitanti non solo è un controsenso, anche se raccontato in chiave comica, ma è offensivo della realtà problematica che vivono soprattutto i giovani in certe zone dell'Italia, spesso rassegnandosi a credere che solo il crimine organizzato sappia "prendersi cura" di loro. Non si tratta di rispettare una correttezza politica di facciata: è proprio fuori luogo avallare la percezione già piuttosto diffusa a Napoli e dintorni che la malavita sia una sorta di santo protettore, pronto a sostituirsi altruisticamente ad altri tipi di legittima assistenza.
È un vero peccato, perché la "forma filmica" di Caccia al tesoro è davvero interessante, gioca con leggerezza su numerosi livelli di lettura, da quello metacinematografico sulla capacità di improvvisare a quello socioculturale sull'arte di arrangiarsi. È anche efficace la rilettura partenopea del genere heist anglosassone (vedi i titoli di testa che paiono rubati alla Pantera Rosa) passando per capolavori del cinema italiano come I soliti ignoti e Il vedovo, giusto per citare due film che hanno fatto del "colpo grosso" il cuore della narrazione (Operazione San Gennaro e Febbre da cavallo li citano già esplicitamente i Vanzina nel contesto della narrazione: ed è citazione, non plagio)



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