SONO SOLO FANTASMI || Cinema Vittoria
 
 

SONO SOLO FANTASMI

DA giovedì 14 nOVEMBRE spettacoli ore: 17.30 - 19.30 - 21.30


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Thomas e Carlo sono fratellastri, uno cresciuto a Roma, l'altro a Milano; uno mago da varietà televisivo attualmente sottoccupato, l'altro aspirante imprenditore frustrato nelle proprie ambizioni da uno suocero ricchissimo e sprezzante. I due sono figli di un padre napoletano, Vittorio, di grande personalità ma anche di grandissimi vizi. Alla morte di Vittorio, Thomas e Carlo, entrambi squattrinati, si recano a Napoli sperando di incassare una cospicua eredità: ma il padre si è mangiato quasi tutto al gioco, e a loro rimane solo la sontuosa casa di famiglia, che però è gravata da una consistente ipoteca. A Napoli scoprono anche l'esistenza di un terzo fratellastro, Ugo, che entra ed esce dagli ospedali psichiatrici. Per pagare l'ipoteca i tre si inventano uno schema che capitalizza sulla "nota" superstizione napoletana, e si qualificano come acchiappafantasmi. Riusciranno i nostri eroi a salvare la casa e le loro esistenze dissestate?

Con Sono solo fantasmi Christian De Sica (e suo figlio Brando, il cui contributo alla regia è più che evidente) ha voluto realizzare una commedia horror, ma il problema è che il film che ha coscritto e diretto non è compiutamente né l'una né l'altro.

Come sempre i guai nascono in scrittura: il soggetto è di Nicola Guaglianone e Menotti, che saggiamente hanno preferito lasciarlo a livello embrionale; la sceneggiatura, oltre che di De Sica, è di Andrea Bassi e Luigi Di Capua, che la riempiono di implausibilità, alternando incongruamente fra l'aspirazione alla commedia eduardiana e il cinepanettone. Il risultato è goffo e slegato, il che, se sfruttato a scopo comico, avrebbe anche il suo perché, sconfinando nella farsa o nel demenziale: e invece resta indeciso e titubante, azzoppando fatalmente l'effetto risata.

Ci sono momenti divertenti, dovuti soprattutto alla consumata abilità di De Sica e soprattutto di Buccirosso: la scena in cui Carlo viene posseduto dallo spirito di Vittorio, doppiato dalla voce di Christian, è una piccola chicca cinematografica. Ma è proprio nel rendere omaggio a De Sica padre, che De Sica figlio interpreta accentuando la sua somiglianza con il grande Vittorio, che il film inciampa più dolorosamente: perché ci spinge ad un paragone ingeneroso fra padre e figlio, così come fra la commedia all'italiana classica (e il cinema d'autore) di cui Vittorio De Sica è stato protagonista e ciò che viene definito commedia oggi.

I mille riferimenti al cinema di papà (inteso anche in senso figurato) sottolineano fatalmente la fragilità del cinema di molti figli. Ed è un peccato perché Christian De Sica ha un genuino talento interpretativo, tempi comici impeccabili e il senso personale dell'orrore davanti a certe derive della modernità: infatti ha scelto il genere horror per questo racconto di miseria e ignobiltà. Ma l'ha fatto con la mano esitante di chi non è davvero convinto della validità della propria ispirazione, continuando ad appoggiarsi al passato invece che a farvi leva, omaggiando il padre con più deferenza che ironia.

Anche gli effetti speciali sono amatoriali, e invece di attenersi alla tradizione nobile del gotico napoletano (o anche solo alla leggerezza di Fantasmi a Roma) guarda a Ghostbusters e agli zombie movie con una sorta di complesso di inferiorità. E il tema davvero interessante, ovvero quello della paura "che ci confonde e ci divide", arriva solo alla fine, come una nota a margine, invece di essere la colonna portante di questa storia di fantasmi (del cinema passato).


Scritto Mer 13 Novembre 2019