LA BAMBOLA ASSASSINA || Cinema Vittoria
 
 

LA BAMBOLA ASSASSINA

DA giovedì 20 Giugno spettacoli ore: 18.00 - 20.00 - 22.00


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Buddi è la nuova bambola creata dalla potente industria Kaslan. In uno stabilimento nel Vietnam, dove la bambola viene assemblata, un dipendente viene rimproverato e licenziato, ma prima ha il tempo di modificare il software di una delle bambole togliendole ogni limite e ogni remora. Poi si suicida. Negli Stati Uniti, Karen è una madre single, con una storia poco passionale con Shane. Andy, figlio adolescente di Karen, non vede di buon occhio la relazione della madre e soffre anche per il trasloco familiare appena compiuto. Per farlo felice, Karen, che lavora in un grande negozio, gli porta a casa un Buddi restituito da una cliente perché difettoso. Andy si rende conto che il bambolotto è un po' particolare, ma, proprio per questo, se ne appassiona. Le cose però si fanno presto complicate. Infatti, la bambola - alla quale viene dato il nome di Chucky - è proprio quella modificata e molti guai sono perciò in arrivo.

La bambola assassina (1988) di Tom Holland, senza essere un film memorabile, è stato un film capace di colpire le corde giuste presso il pubblico dell'epoca creando una nuova icona horror dal fascino perfido e sarcastico, la bambola Chucky, alla quale, nella versione originale, dava la voce l'eccellente caratterista Brad Dourif.

Il successo fu tale da generare una serie di ben sei seguiti che ha coperto un arco di tempo di svariati decenni arrivando sino al 2017 con Il culto di Chucky. Gli esiti artistici e commerciali dei seguiti sono stati assai variabili, ma a un certo punto dev'essere parso evidente che quello che si poteva fare con Chucky era stato fatto. Che fare, allora? Un remake, ovvio.

A dirigere il remake è stato chiamato il norvegese Lars Klevberg, fattosi notare con il corto Polaroid e poi con il lungo dallo stesso titolo. La storia riprende le linee narrative principali del prototipo accentuandone, quando possibile, gli aspetti cruenti. Quella che cambia maggiormente però - ed è significativo - è la "natura" di Chucky. Non è più una bambola posseduta dallo spirito di un serial killer, ma è una bambola per così dire geneticamente modificata alla quale sono stati tolti i blocchi che impediscono agli esseri robotici (qualcuno ricorda le leggi della robotica di Asimov?) di fare del male (o anche solo di dire le parolacce). Dal punto di vista della credibilità non è un gran passo avanti, ma dal punto di vista concettuale è un cambio filosofico, per così dire, che sposta la vicenda dal soprannaturale a una riflessione sulla vita artificiale e sulle sue problematiche.

C'è anche un cambio di prospettiva per quel che riguarda gli aspetti relazionali: mentre quello tra la madre e Andy resta un po' sullo sfondo, maggiore attenzione viene data al rapporto tra Andy e Chucky, con la bambola che rappresenta la raffigurazione degli umori malvagi adolescenziali, una sorta di Mr. Hyde per un Jekyll ragazzino e inconsapevole al quale la bambola mostra ogni volta come all'origine delle malefatte che compie ci siano stati i suoi maligni desideri o sfoghi che ha debitamente registrato ogni volta in video e in audio.

È anche interessante la riflessione sul cinema horror e le sue responsabilità che traspare dalla reazione di Chucky alla visione collettiva da parte di Andy e dei suoi amici di un horror truculento, che sembra servire alla bambola per imparare il gusto per l'efferatezza e la violenza.

Al di là di questi aspetti contenutistici, però, quello che più conta è che il film, pur senza presentare svolte narrative sorprendenti, tiene dal punto di vista spettacolare, suscita una buona tensione e deflagra in un'apoteosi horror catastrofica di apprezzabile enfasi ed efficacia. Klevberg conferma di saperci fare anche e soprattutto dal punto di vista visuale.

Buona anche l'interpretazione, in particolare di Aubrey Plaza che riesce a dare spessore a un ruolo, quello della madre in difficoltà, non troppo aiutato dalla sceneggiatura. Nel piccolo ma significativo ruolo del boss della Kaslan si rivede con piacere il sempre bravo Tim Matheson. Il nuovo Chucky è simile, ma diverso, dal bambolotto dei film precedenti: perde sotto il profilo del sarcasmo e guadagna sotto quello della mobilità espressiva, ma forse è meno iconico.


Scritto Ven 21 Giugno 2019