LORO 1 || Cinema Vittoria
 
 

LORO 1

DA venerdì 11 MAGGIO


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Faccendieri ambiziosi e imprenditori rampanti, cortigiane - vergini per niente candide che si offrono al drago, addestrate da molti anni di pubblicità sessiste e trasmissioni strillate - politici corrotti, giullari, acrobate: è il circo che sta intorno a Silvio Berlusconi, nella "rielaborazione e reinterpretazione a fini artistici" messa in scena da Paolo Sorrentino.

È davvero impossibile dare una valutazione di Loro basandosi solo sulla prima parte, senza indicazioni su dove andrà a parare il film completo.

Tanto più che Loro 1 è già due film in uno. Il primo vede al centro, appunto, Loro, che non sono "quelli che contano", ma gli squallidi frequentatori del suk di cui sopra. Il principio è lo stesso de Il divo: raccontare un politico italiano di immenso potere evidenziando innanzitutto il sottomondo che lo circonda, al contempo sua emanazione e suo brodo di coltura. Il secondo, passata la metà del tempo filmico, vede al centro Lui-Lui, quel Silvio che viene nominato per la prima volta (e solo col nome proprio) a narrazione avviata. E se il mondo di 'Loro' è sovraffollato di figure minori (memorabile il cammeo di Ricky Memphis nei panni di uno dei tanti Ricucci dell'orto dei miracoli), quello di Lui-Lui è un eremo cui hanno accesso solo Veronica e Mariano Apicella (più un suo rivale di cui non sarebbe corretto anticipare il nome).

L'elemento di maggiore impatto drammaturgico in Loro 1 è la luce piatta che delinea un'umanità bidimensionale e del tutto priva di spessore. La fotografia di Luca Bigazzi, solitamente ansiosa di scavare nell'ombra, qui rimane saldamente in superficie, creando una maschera filmica paragonabile al cerone di Lui-Lui, al tatuaggio (sempre nell'effige di Lui-Lui) che compare sul fondoschiena di un'atletica concubina, e alla cartapesta che replica l'effige dei leader della sinistra nel patetico spettacolino messo in scena per il Loro diletto (c'è anche D'Alema, che più tardi fa un altro cammeo dentro un sacco della spazzatura).

Al confronto della sua corte, Lui-Lui appare generoso, simpatico, ironico, ingiustamente isolato e confinato all'opposizione, vessato da una moglie depressa e radical-chic che legge Saramago credendosi un'intellettuale, insidiato da un ministro-poeta (ogni riferimento a Bondi è nella mente di chi guarda) definito da Silvio "una troia", e corteggiato da un Tarantini tarantiniano (interpretato da Riccardo Scamarcio con coraggioso sprezzo del ridicolo) che vuole a tutti costi incontrarlo per carpire un po' della sua "luccicanza".

Quello che manca in questa prima parte della storia è una dimensione allegorica del potere che vada oltre lo smignottamento a tutto tondo, e un accenno alle conseguenze che le politiche berlusconiane, ricche di leggi ad personam, hanno avuto, appunto, sulle persone - quelle che non facevano parte della corte reverente. In questo senso Loro 1 opera una scelta simile a quella di film come Sono tornato, raccontando solo l'uomo senza affrontarne la rilevanza storico-politica, e rimanendo ai margini della sostanza etica della storia che racconta.

Speriamo che Loro, nella sua interezza, non si riduca ad un "via vai di zoccole" e non rimanga marginale, ma scelga di mirare dritto al centro. Perché se è corretto raffigurare un grande negazionista come un fenomeno di superficie infinitamente riflettente e serenamente abituato a "non mettere nulla da parte", è indispensabile mostrare il costo che tanta capacità di dare fondo alle risorse (proprie e altrui) ha avuto per tanti altri, che non sono Lui-Lui, e neanche Loro, ma Noi.


Scritto Lun 07 Maggio 2018